Pensieri confusi di una maestra a distanza

Come si fa?
Come si fa a chiederci tutti questo?
Oramai sono mesi che lavori a distanza, mesi che registri videolezioni, assegni compiti, correggi pagine e pagine di temi ed esercizi su foto sfocate che i tuoi bambini ti caricano sulla piattaforma online, mesi che li vedi solo dentro lo schermo dei tuo PC, a gruppi di 6, in modo da poterli vedere almeno un po’ più grandi!
Mesi così. Distanti.
Mesi così. Tu nello loro stanzetta, loro nella tua.
Mesi così. A condividere quell’aula che ora è diventata solo più virtuale, quell’aula che non sa più di chiuso dopo un’intera mattinata, quell’aula dove non c’è più il problema delle veneziane su o giù, delle finestre aperte o chiuse, della prima fila o dell’ultima.. perché tanto possiamo ciondolare per le nostre case finché non troviamo il posto che preferiamo. Finchè non ci siamo messi comodi, nelle nostre case distanti.
Mesi che non senti le loro voci litigare perché il vicino di banco dà fastidio, o perché il compagno ci ha preso in giro; mesi in cui i microfoni si chiudono con un clic, le voci saltano, a volte ci sono altre volte scompaiono, mesi in cui di tutto quel chiacchiericcio che facevano quando erano stanchi rimangono solo deboli voci che chiedono conforto, richieste velate di aiuto, di comprensione, di speranza.

Smetti di parlare loro di cosa significhi accogliere l’altro, accettarlo nelle sue differenze e di quale sia il valore dell’amicizia, o di un sorriso, perché ora la vita gliel’ha insegnato e trasmesso così, forzatamente.
Aspetti quelle videolezioni trepidante, perchè non vedi l’ora di vedere i loro occhietti vispi e sorridi man mano che si collegano. Li ascolti parlare, sei felice quando ti raccontano di quella nuova passione che hanno scoperto e ti senti rassicurarli quando ti chiedono ‘come mai proprio a noi?’, nonostante sia tu la prima a vacillare.
Ti mancano da morire e sai bene che dovrai fare i conti ancora per un po’ con questo senso di mancanza. Ti mancano da morire nonostante siano mesi che provi a fartene una ragione, nonostante sia già riuscita ad ingoiare il rospo della gita lunga non fatta, del weekend insieme di fine anno saltato, nonostante tu abbia 32 anni e questo non sia il primo ciclo che concludi. 
Ti mancano da morire perchè sai che per loro, per voi, non ci sarà quell’ultimo giorno di quinta. Non ci sarete più voi, insieme, classe. Perchè solo tu sai quanto daresti per passare anche solo un’ora ancora tra quelle quattro mura con loro.
Quel 12 giugno 2020 non ci sarà e ancora non riesci ad affrontarne il pensiero. 

Nessuno può immaginare come possiamo sentirci noi maestre di quinta ora.
Nessuno può immaginare come si sentano loro, bambini ancora piccoli ma a cui la vita ha chiesto questo sforzo da grandi ora. Bambini che non avranno mai il loro ultimo giorno di quinta. Cuccioli che non potranno piangere all’uscita da quella scuola che li ha accolti per cinque lunghi importanti anni (sì, perché quelle lacrime, che anche noi maestre versiamo a giugno, sono riti di passaggio necessari per crescere, necessari per fare il salto che porterà loro alle medie e noi maestre a ricominciare con una nuova prima). Nessuno può immaginarlo se non si trova nella situazione.
E tu ci sei in pieno.
Sai che anche questa passerà. Ma ora, a distanza di un mese da quella fatidica data dell’ultimo giorno si scuola, non ti senti pronta.
Ti mancano terribilmente ed è l’unica cosa che la tua mente continua a ripetersi.
Passerà.
Lascerà frutti buoni e maturi.
Porterà legami più forti.
Questo ti dici.
Questo ti ripeti come un mantra.
E intanto, con tutta te stessa, speri che sia vero.

 

L’immagine dell’header è una foto scattata qualche anno fa. 
La nostra 5A.

4 pensieri su “Pensieri confusi di una maestra a distanza

  1. Francesca

    Ceciii che belle parole, davvero poveri piccoli penso anche al mio Filippo che sarebbe stato il suo ultimo anno di scuola dei piccoli e invece verrà sbalzato alla scuola dei grandi.. loro però hanno mille risorse.. e chissà speriamo sia tra i tuoi il prossimo anno 🥰🥰🥰

    "Mi piace"

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