Indelebile.

Riunione con i genitori.
L’ultima riunione con i genitori. Fine quinta. Fine ciclo.
Ti prepari, come sempre. Cerchi di darti un tono, di sembrare un po’ più grande di quello che il tuo viso e la tua voce dimostrano.
In fondo ricopri un ruolo, sei la maestra dei loro figli.
Entri in meet, in quell’aula virtuale che ormai è diventata una seconda casa, un po’ come lo era la scuola fino a quel lontano 21 febbraio.
Li vedi connettersi, uno dopo l’altro.
Salutano e spengono i microfoni.
Si comincia.
E basta poco. Poche parole, pochi istanti e la maschera che avevi indossato, quella della maestra seria, crolla. Torni te stessa, Cecilia, quella che ama sopra ogni cosa il lavoro che fa proprio perchè le permette di non indossare maschere, mai.
Quella che prova a preparasi i discorsi ma poi, dopo la prima frase, getta il foglio con gli appunti e si lascia travolgere da una valanga di emozioni, parole, frasi a metà, sentimento.
Parti, come un fiume in piena.
E vorresti dire di tutto, raccontare di quanto i bambini sono cresciuti e di quanto sei grata a loro, genitori, che non ti hanno mai messo i bastoni tra le ruote, ma anzi, negli ultimi mesi ti hanno sostenuta credendo in te e ringraziandoti, ringraziandoti spesso.
Vorresti dir loro che se non ci saluteremo ora è perchè lo faremo fra qualche settimana o fra qualche mese, quando sarai libera di commuoverti liberamente senza che le tue lacrime sporchino o bagnino quella stupida mascherina che sei costretta a portare sempre.
Vorresti dire che sono diventati famiglia, per te che una famiglia tua ancora non ce l’hai.
Vorresti raccontar loro di te, di come sei arrivata in quella scuola stanca e provata da una situazione personale difficile e di come stare con i loro figli ti ha permesso di rinascere. Cibo per l’anima, vita, piena, intensa, forte.
E invece, con la voce un po’ strozzata dalla commozione, dici qualcosa, forse un decimo di quello che provi, esprimi loro la tua gratitudine cercando di non dar troppo peso a quel macigno che ti occupa la testa e il cuore soprattutto.
Li guardi, uno ad uno, forse un po’ commossi anche loro.
E’ strano concludere un ciclo così. E’ strano non poter piangere, abbracciarsi, sorridersi e guardarsi negli occhi senza che la connessione salti in continuo.
Manca poco ormai. Sei stanca, le incombenze sono sempre tante e dovendo fare tutto a distanza quest’anno sono raddoppiate.
Sei stanca, è vero, ma allo stesso tempo vorresti che la fine non arrivasse mai, perchè sai bene che quando la scuola finirà non avrai più loro, i tuoi bimbi, a tenerti in piedi.
Sai bene che quando la scuola finirà i tuoi scheletri avranno tutto lo spazio libero per ballare indisturbati nella tua mente e le interminabili visite mediche non saranno più seguite da quegli occhietti che, vispi e silenziosi, ti dicono “Non aver paura, ci siamo noi a farti vedere le cose belle.”
Ascolti i genitori parlare, o meglio, leggi i loro messaggi, forse troppo commossi anche loro per accendere il microfono ed esprimere tutto ciò che invade i loro cuori.
Li guardi.
Pian piano vedi comparire anche i tuoi cuccioli, attratti da quella situazione come la Luna dalla Terra.
Quante cose non sanno, eppure quanta vita ti hanno donato in questi anni, in questi mesi, inconsapevoli della grande importanza che hanno rivestito, della Vita che quotidianamente ti hanno trasmesso.
Li guardi ancora.
Secondi interminabili.
Rimani in silenzio, ci provi.
Ma come si fa? Come si fa a salutarsi così?
Non giri il coltello nella piaga, perchè sai che è una ferita comune, e che faresti male a te e a loro.
Un sottile velo umido ti copre gli occhi, ma resisti.
Fino a quando tutti si sconnettono.
Tutti tranne te, che rimani ferma, impassibile, di fronte a quello schermo vuoto, di fronte a quell’aula virtuale che riempie ormai le tue giornate.
Allora è così che deve finire?
Sarà così anche mercoledì prossimo, durante l’ultima videolezione con i bambini?
Resti qualche secondo ancora immobile, a fissare il nulla, finchè non ti scolleghi anche tu e, d’istinto, finisci qui, su questa pagina bianca.
E come un torrente in piena cominci a scrivere.
Devi fermare dentro l’inchiostro tutto. Ogni emozione, ogni pensiero, ogni lacrima.
E’ la vita Ceci. Lo sapevi che sarebbe successo, è lo stesso copione che si ripete ogni cinque anni in fondo…
Sì, probabilmente è così.
O forse no. Forse questa volta è diverso.
Forse questa volta è speciale.
Perchè quest’anno, che tu lo voglia o no, rimarrà nel tuo cuore per sempre.
Indelebile.

3 pensieri su “Indelebile.

  1. Stefania

    Cara Cecilia, rimpiango tutta l’umanità che i miei figli nella scuola qui non hanno sperimentato. La tua è una dote grande e i tuoi allievi ti avranno dentro di loro fino a quando vivranno. E l’umanità è contagiosa, credimi e fará la differenza in centinaia di scelte a cui andranno incontro. Più forti e sereni perché hanno avuto a che fare con te e tutto quello che hai detto magari sarà evaporato ma il tuo modo e passione no. Ci sono mille modi di dare la vita. Non saremo mai nella posizione di avere sette vite come i gatti… Io avrei programmi già per le prossime 4… ma con l’intensità con cui mi pare tu viva la tua, non c’è spazio per le occasioni mancate ed il tempo sprecato.
    È fortunato chiunque incroci i tuoi percorsi e momenti: non permettere a nulla e nessuno di farti sentire meno in gamba!
    E se qualcuno non ha apprezzato la fortuna di condividere qualcosa con te ha perso davvero molto. Meriti tutto il bello e goditi i ringraziamenti e la commozione di un distacco senza abbracci. Un pomeriggio, una merenda al parco a 2 mt… 🤭😅

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