Norvegia, la strada verso nord.

Norvegia.
Sono settimane che vorrei scrivere, parlare, raccontare della Norvegia eppure non ho mai trovato le parole giuste.
E anche adesso chissà se riesco a tirarle fuori da una testa e un cuore in cui emozioni e pensieri si affollano senza lasciare angoli liberi.
Norvegia.
Cominciamo da qui. L’etimologia del suo nome, strada verso nord.
Non è affascinante?
Una strada che per circa 1700 km si allunga dal 57° parallelo al 71°. Paesaggi e climi che cambiano, fauna, flora, usanze ogni volta diversi…

Avevo già percorso questi 1700 km circa in camper, con la mia famiglia (grazie mamma e papà per l’enorme dono fattomi! https://parolediviaggi.com/2019/10/22/insegnate-ai-vostri-figli-a-viaggiare/), ma avevo solo 5 anni e i ricordi erano pochi e per lo più legati alle fotografie riviste in età adulta.
E così, amando il nord, amando i climi e i paesaggi freddi, quello della Norvegia era un sogno nel cassetto a cui guardavo da un po’ ma senza mai prenderlo troppo sul serio.
E’ servita questa estate torrida a smuovere le acque: un mattino di inizio luglio, affranta dall’ennesima notte insonne a causa del caldo, ho cercato su un sito metereologico, un posto fresco: l’unico pallino blu tra centinaia di pallini rossi indicava Tromso.
Detto fatto: poche ore dopo due biglietti aerei con destinazione Tromso, una delle città più a nord della Norvegia, erano a mio nome.
Il resto è venuto da sè, affitto del camper e organizzazione del giro. E tre settimane dopo eravamo, finalmente, al fresco!
Tromso, Senja, Vesteralen, Lofoten.
Paesaggi ogni volta diversi ma egualmente spettacolari.
Infinite strade costiere che si arrampicano su e giù per montagne a picco sul mare, che costeggiano fiordi, che attraversano paesini silenziosi e spersi nel nulla e boschi fitti e profumati. Strette stradine che si trasformano in ponti e tunnel sottomarini e che collegano centinaia di isolotti disseminati di fari, piccoli fari bianchi e rossi, unico elemento di continuità in un paesaggio in continua trasformazione.
Fiordi, laghi alpini, montagne dolomitiche, spiagge caraibiche.
Natura sconfinata, ovunque, grezza ma ordinata.
Insomma, paesaggi difficili da descrivere ma la cui bellezza non può lasciare indifferenti.
E poi… quel cielo, quelle luci, quei colori, i tramonti tardi, i crepuscoli, le aurore e le albe, il sole, sempre lì, sempre così vicino.
Potrei andare avanti a scrivere senza fermarmi tanta è la bellezza nella quale sono stata immersa per dieci giorni ma, ve l’ho detto, c’è ancora troppa confusione e disordine tra le emozioni.

Volendo quindi almeno provare a mettere ordine ecco il giro, a somme linee.
Giorno 1: Tromso, città del nord. Da vedere.
Giorno 2: isola di Kvaloya, primo accenno di Norvegia, sottobosco umido di pioggia, casette rosse, fiordi, alci e renne… vera Norvegia!
Giorno 3: isola di Senja, una delle mie preferite.
Giorno 4: isola di Andoya, con il paesino di Bleik in cui abbiamo lasciato un pezzettino di noi. Balene, pulcinelle di mare, orche e pecore in una tranquillità difficile da immaginare!
Giorno 5: isola di Langoya, con il villaggio di pescatori di Nyksund, piccolo gioiello ancora poco assalito dai turisti.
Giorno 6: arrivo alle Lofoten, Lauvkika (paesino del cuore), Hennigsvaer e trekking sul Festvagtind. Le montagne innevate a due passi dal mare e i soffici cuscini di erica e mirtilli che ricoprono qualsiasi superficie.
Giorno 7: Lofoten, quelle turistiche: Hamnoy, Reine, A, il paesino con il nome più corto del mondo, regno dello stoccafisso.
Giorno 8: Vikten e Lauvkika, due piccole scoperte tra montagne, laghetti, piccoli porticcioli, fari e… profumo di cinnamon rolls!
Giorno 9/10: rientro a Tromso per la strada interna, la famosa E10, con piccole deviazioni per godere ancora dei piccoli porticcioli affacciati sui fiordi e dei luoghi silenziosi e isolati.

Undici giorni, troppo pochi ma abbastanza per ricaricare totalmente la nostra sensazione di bellezza e gratitudine verso il mondo.
Cara Norvegia, sei stata la medicina migliore che ci potesse capitare, così inaspettata ed esattamente come dovevi essere. Eppure hai lasciato dietro di te una immensa voglia di tornare. Chissà… magari in inverno?
Cara Norvegia, grazie!

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