Autunno nella mia Torino

2 novembre, Torino.
Ore 18:30 quasi 19.00.

Esco di casa.
Ora che finalmente ho ripreso a camminare, posso uscire solo a quest’ora perchè la mutua mi obbliga a stare a casa fino alle 18.00 tutti i giorni. Proprio io, che amo stare il più possibile all’aria aperta e che, da quando l’ortopedico mi ha dato il via libera, vorrei camminare il più possibile.
Ogni giorno, alle 18.00 comincia la mia giornata. E così ne approfitto per uscire a fare due passi, da sola.
Piazza Gran Madre, Piazza Vittorio, fino a perdermi per le vie limitrofe, una seconda casa che non mi stanco mai di esplorare.
Cammino sola, attraverso il centro.
Questa volta però decido di camminare in maniera diversa, di lasciar perdere i miei pensieri e di osservare.
E così comincio a notare cose a cui non avevo mai fatto caso, o magari sulle quali non mi ero mai soffermata con così tanta attenzione.
Osservo. E mi soffermo sulle Luci d’Artista. Torino sotto Natale (anzi, ormai da molto prima di Natale) si colora di luci e addobbi di tutti i tipi, pianeti, parole delle favole, festoni e satelliti, alcuni bellissimi, altri dalle forme strane e per me incomprensibili… Tanti giudizi aleggiano intorno a loro, ognuno ha il suo pensiero e ognuno si è ormai espresso a favore o contrario, ma illuminano Torino e la rendono quella che ormai, da tanti anni, è.
Continuo a camminare con il naso all’insù. Osservo la Mole Antonelliana, che luccica di blu e di viola; nonostante la foschia, la nebbiolina che aleggia nell’aria, il brutto tempo e il freddo che si respira in questi giorni a Torino, la Mole continua a spiccare scintillante contro questo cielo scuro macchiato di inquinamento.
Abbasso gli occhi. Osservo le persone e come facevo quando ero più piccola comincio ad immaginarmi le loro storie. Ci sono persone di tutti i tipi a Torino a quest’epoca.
C’è chi è già entrato nell’inverno e cammina nascosto da una coltre di sciarpe e piumini, e poi ci sono i malinconici dell’estate, che ancora non si arrendono a riporre nell’armadio la giacchetta di pelle che hanno indossato dal rientro delle loro vacanze.
Ci sono quelli che stanno tornando a casa dopo un pomeriggio di shopping, lo capisci perchè stringono tra le mani pacchi e pacchetti che appesantiscono i loro corpi e le loro braccia rendendoli curvi e affaticati, ma sorridenti. Mi chiedo se siano già regali di Natale e se arrivati a casa concluderanno il loro sabato sera con un bagno caldo e una cena in famiglia. Mi piace immaginarli così.
E
poi ci sono ragazzi e ragazze di qualsiasi età, tacchi alti e trucco ben costruito, appena usciti dalle loro tane che probabilmente li hanno visiti alle prese con libri di scuola o tesi universitarie.
Per loro il sabato è appena cominciato.
Fanno aperitivo nei dehors. I dehors. Qui a Torino non esiste locale che non abbia un dehor, fosse anche solo formato da due sedie e un tavolino sul marciapiede. Perchè non è tanto importante l’utilità quanto il significato che aleggia intorno al concetto di dehor. A Torino infatti c’è l’abitudine di stare fuori dai locali, in piedi o seduti ai tavoli sotto stufe generalmente chiamate ‘funghi’ che creano un po’ di calore ma che comunque non ti permettono di svestirti. Ma fuori.
Personalmente amo questa caratteristica di Torino perchè rende la mia città unica.
Stare fuori in piedi davanti ai locali o nei dehors ti consente di incontrare più persone, ti dà la possibilità di uscire con un gruppo di amici e di incontrarne altri durante la serata, persone che magari non avresti pensato di vedere ma con cui finisci per condividere parte del tuo sabato sera.
Continuo a camminare. Gli occhi girano a destra e a sinistra, la mente viaggia.
Per un momento mi estraneo dalla realtà che mi circonda; mi piace immaginare questa Torino come se fosse un quadro d’arte contemporanea. Strisce di luce, parole e stelle che si mischiano sulla tela generando movimento. Forse perché questo è il weekend dell’arte contemporanea, Torino ospita Artissima, la principale fiera d’arte contemporanea in Italia a cui partecipano gallerie da tutto il mondo. Vengono da ogni parte d’Europa e oltre per visitarla, gli hotel sono pieni di gente, i ristoranti anche e trovare un posto dove pranzare o cenare è quasi impossibile. E poi c’è Paratissima dove giovani artisti emergenti mettono in gioco tutta la loro creatività. La gente si sposta da una galleria all’altra, da un museo all’altro, dalla mattina alla sera, sfruttando anche la notte dell’arte durante la quale molti musei rimangono aperti fino a mezzanotte.
Ebbene sì, perchè questo è il weekend
dell’arte contemporanea… e mi ritrovo a sorridere mentre ci penso perché l’arte contemporanea non piace a tutti, anzi, non piace quasi a nessuno, eppure quando a Torino c’è la settimana dell’arte contemporanea tutti vanno a vedere Paratissima, Artissima e tutti, per qualche giorno, si fingono intenditori o magari semplicemente provano a capire qualcosa che altrimenti sarebbe troppo distante dal loro modo di vedere. Perchè si sa, la gran parte della gente comune ha bisogno di essere scomodata in casa propria per interessarsi a qualcosa. E il bello della mia città è proprio questo, che scomoda i suoi abitanti! Perchè a Torino ogni weekend è diverso, ma ogni volta stimola nuove conoscenze… Salone del Gusto, fiera dell’arte contemporanea, esposizione di auto d’epoca, portici che si trasformano in vere e proprie librerie a cielo aperto…
Amo la mia città anche per questo motivo. Perchè è viva, sempre, ogni volta in maniera diversa.

Continuo a camminare fino a che non inciampo nella mia destinazione, la mostra della World Press Photo. Mi sembra che la strada sia volata, camminare da sola, osservando le persone, i palazzi, il cielo… mi ha fatto andare più svelta e soprattutto mi ha fatto percepire meno lo sforzo dovuto al busto che mi imprigiona da più di due mesi.
Sorrido. Torno a concentrarmi su me stessa, sento il freddo invadermi il corpo e le mani gelarsi pian piano. L’aria fresca mi accarezza il volto, la nebbia mi entra negli occhi.
L
a pioggia è lì, a un passo dal cadere dalle nuvole, mi sembra di sentirla. La percepisco. Eppure non mi rattrista, perchè anche questa è Torino.
E io la amo così.

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