La mia scuola ai tempi del Coronavirus

Martedì 10 marzo.
Eccoci qui, giunti alla terza settimana di scuole chiuse, obbligati a stare in casa per emergenza Corona Virus.
Non ho mai creduto nella chiusura solo per qualche giorno, ho sempre avuto il sentore che sarebbe stata più lunga, e con il decreto di ieri sera ho avuto la conferma che fino ad aprile non potrò vedere i miei cuccioli.
Per adesso, poi chissà.
Il che significa per almeno un mese e mezzo. E in un mese e mezzo, quello di marzo per di più, di cose a scuola ne avremmo fatte tante!
Inizialmente ero molto sfiduciata. L’insegnamento, perchè sia realmente tale e si discosti dalla mera istruzione, ha bisogno della relazione.
Proprio così, perchè senza relazione, senza contatto, senza sguardi e sorrisi, trasmettere qualcosa diventa semplicemente impossibile.
Il bello del mio lavoro è proprio questo. E’ parlare con i miei bimbi, raccontarci a vicenda i weekend appena trascorsi, accogliere gli sfoghi per le loro preoccupazioni e ridere con loro senza motivo; è poterli guardare negli occhi per vedere oltre la loro vergogna o timidezza, è asciugare una lacrima, ricambiare un sorriso, dare un abbraccio. E’ esserci, lì, presenti, in una società in cui i bambini sono sballottati da una attività sportiva ad una ricreativa, da una tata a una nonna.
Il mio lavoro è questo, porgere loro quella mano di cui quel giorno hanno bisogno, ripetere anche venti volte la stessa cosa, aiutarli a diventare migliori, a capire che sbagliare è umano e che da quegli errori si può solo imparare, offrire a ciascuno gli strumenti indispensabili per trovare, da soli, la propria strada.
Il mio lavoro è relazione prima di tutto e, dietro un computer, quella relazione lì non posso averla.
Ecco, questo è quello che pensavo fino a una settimana fa, e che penso tuttora, ma è forse il motivo per cui, inizialmente, non volevo credere alla reale fattibilità di una didattica a distanza.
Poi i vari decreti ci hanno obbligato, giustamente vista la situazione di emergenza, a restare a casa ancora, e chissà fino a quando.
E allora ci si è rimboccati le maniche, si sono aperte le piattaforme e si è cominciato a fare lezione così, dietro una telecamera, utilizzando power point e video didattici, correggendo gli esercizi online e tutto il resto.
Ed è proprio facendo questo che mi sono accorta di quanto la mia figura, in carne ed ossa, sia importante per i miei alunni.
Me ne sono accorta quando sotto i compiti inviati tramite piattaforma o e.mail scrivevano che mancava la scuola, mancavamo noi insieme. Me ne sono accorta quando i video nei quali chiedevo di raccontarmi il capitolo di storia assegnato finivano con un “mi manchi”, con un bacio o con due occhietti luccicanti che trasmettevano voglia di contatto, di relazione.
Penso di star facendo tanto per fare in modo che la didattica vada avanti e i bambini non perdano un periodo fondamentale dell’anno (soprattutto per una quinta come la mia, già minata dalla mia lunga e forzata assenza autunnale). Penso di star facendo tanto per mantenere vivo il loro entusiasmo e la loro voglia di fare, per far sentire la mia presenza, anche se a distanza.
La relazione però, quell’empatia che si genera inevitabilmente tra una maestra e i suoi alunni, non può essere rimpiazzata da niente.
Nessuna tecnologia potrà mai sostituire una carezza che asciuga una lacrima, una risata che alleggerisce un errore, un sorriso che porta conforto.
Ci sto provando, sto dando tutta me stessa, ma non vedo l’ora di tornare tra quei banchi, con loro, per loro.
E’ dura. E’ dura come mai avrei immaginato.
Ma insegna tanto e ci fa capire che, se la tecnologia può essere un grande aiuto alla didattica, non potrà mai avvicinarsi neanche lontanamente alla relazione educativa.
Ci fa capire che il genere umano ha bisogno di relazioni, quelle relazioni che, ultimamente, ci eravamo dimenticati cosa fossero.
E forse, dopo questa clausura forzata, dopo questo isolamento nelle nostre case, soli, senza abbracci e senza relazioni, ci renderemo davvero conto di quanto sia più bello il tempo passato insieme che quello speso dietro ad un monitor.
Tutto questo avrà un risvolto positivo, come sempre.
Ne sono certa.

#iorestoacasa

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