Tre Cime di Lavaredo: bellezza allo stato solido!

Uno dei miei posti preferiti in Italia sono senza dubbio le Dolomiti.
Le Dolomiti, così imponenti e allo stesso tempo accoglienti, così verdi ma improvvisamente anche rocciose…!

Amo le Dolomiti e in particolare il Trentino Alto Adige per le sue montagne alle quali, una volta viste, non si può non voler ritornare. Senza nulla togliere alle Alpi occidentali… la Valle d’Aosta e la valle di Susa, le montagne di casa, sono bellissime e piene di bei posti da scoprire e da esplorare, ma se si prova a camminare in Trentino e sulle Dolomiti si crea un legame con quei paesaggi che poi è difficile da rompere. Inoltre sulle Dolomiti i servizi che vengono offerti ai turisti sono un’altra cosa rispetto a quelli di molte altre parti d’Italia, motivo per cui a fare trekking nelle Dolomiti si torna sempre volentieri!

In questo articolo vi scriverò dunque di una gita fatta l’anno scorso, una delle mie preferite: le tre Cime di Lavaredo!

Conoscevo le tre Cime di Lavaredo solo di nome e dalle molteplici foto viste e riviste su internet o sulle riviste di viaggi, ma non avevo mai avuto la fortuna di vederle dal vivo. Ecco perché al momento della partenza abbiamo optato per il Lago di Misurina come prima meta! Al confine tra Trentino e Veneto, il Lago di Misurina è un lago che si trova proprio sotto le Tre Cime, tra quelli che vengono chiamati i Cadini di Misurina, e a cui è legata una leggenda triste ma che come tutte le leggende spiega bene la bellezza dei riflessi del Lago e che quindi vi copio a fondo dell’articolo.
Qui le escursioni che si possono fare sono moltissime e adatte a tutte le età, da semplici passeggiate in piano fino ad escursioni complesse e che necessitano di un buon allenamento.

Noi ci siamo fermati tre giorni nel campeggio Alla Baita, un campeggio di quelli che piacciono a noi, poco strutturati ed immersi nella natura, e abbiamo così potuto provare ogni tipo di escursione senza dover spostare l’auto!

La gita classica consigliata anche per le famiglie è quella del giro delle Tre Cime. Si tratta di una gita abbastanza lunga ma facile che fa l’anello intorno alle Tre Cime rimanendo sempre in falsopiano e che passa per i tre rifugi sottostanti le Cime: il Rifugio Auronzo (2333m), dal quale parte il giro, il Rifugio Lavaredo (2344m) e il Rifugio Locatelli (2438m). Il sentiero è il 105, ma le indicazioni sono ovunque chiare ed è impossibile sbagliarsi!
Per fare l’anello delle Tre Cime si può lasciare la macchina al rifugio Auronzo. Questa è una scelta che però sconsiglio qualora decideste di andare alle Tre Cime in uno dei periodi di alta stagione: a causa della grossa affluenza di turisti, infatti, salire fino al parcheggio in macchina diventa più complicato. (Anche partendo alle 7 di mattina lungo la strada vi era già una lunga fila di macchine in coda!)
Per evitare code inutili e soprattutto di pagare il carissimo parcheggio in cima (30 euro/giorno per le macchine!) noi abbiamo deciso di salire fino al rifugio Auronzo a piedi. Inizialmente tutti ci avevano sconsigliato di farlo dicendo che si trattava di un sentiero abbastanza lungo e con un dislivello di 700 m e che quindi, arrivati in cima, ci saremmo ritrovati stanchi per affrontare l’anello.
Essendo però allenati non abbiamo temuto la lunghezza del percorso o il dislivello e, senza pensarci due volte, ci siamo incamminati. Le preoccupazioni sarebbero state inutili! Sul sentiero abbiamo infatti incontrato famiglie con bambini e camminatori di tutte le età che, con costanza e pazienza, erano partiti come noi dal Lago di Misurina e stavano salendo alle Tre Cime.

Insomma, dopo un’oretta e mezza eravamo arrivati al Rifugio Auronzo, proprio sotto la Cima Ovest… che spettacolo!

Noi non abbiamo fatto il giro completo, così come ve l’ho descritto sopra. Arrivati infatti al rifugio Locatelli, dopo un centinaio di foto e un buon panino, abbiamo deciso di tornare sui nostri passi per prendere quindi, all’altezza della forcella Lavaredo, il sentiero che taglia sulla pietraia sotto il versante nord-est, più faticoso e più sconnesso ma che, a mio avviso, offre forte emozioni nel momento in cui si tocca con mano la parete delle Tre Cime.
Ci siamo quindi ricollegarti al sentiero 105 che arriva dalla Malga Langalm e, arrivati alla Forcella del Col de Mezzo (o Col de Medo) abbiamo poi scelto di non tornare a Rifugio Auronzo ma di scendere al Lago di Misurina per un’altra strada (sentiero 108a) che raggiunge la malga Rin Bianco che volevamo vedere. Purtroppo però era ormai tardi perché erano già passate le 19.00 e quindi non abbiamo potuto comprare il formaggio come speravamo di fare.
Siamo arrivati al campeggio di Misurina e quindi alla nostra tenda stanchi e con le gambe leggermente provate da quell’interminabile camminare senza sosta (fatta eccezione per la mezz’oretta seduti su una roccia a pranzare) …ma davvero soddisfatti!
Camminare sotto le Tre Cime e toccare quelle rocce mi ha colmato il cuore di emozioni e riempito gli occhi di una bellezza indescrivibile… un sogno che, avverandosi, è risultato più bello ancora di quanto avevo immaginato!

La leggenda del lago di Misurina
Il re Sorapiss aveva una figlia di nome Misurina.
Rimasto presto vedevo, la figlia unigenita crebbe viziata e capricciosa.
Un giorno Misurina scoprì che la fata del Monte Cristallo possedeva uno specchio magico in grado di leggere i pensieri di chi vi si specchiava. Misurina lo volle a tutti i costi e, dopo una lunga trattativa, la fata lo cedette alla bambina alla condizione che Sorapiss si trasformasse in montagna per fare ombra ai fiori del suo giardino.
La bambina accettò ed il re, per far felice sua figlia, acconsentí.

I capelli di Sorapiss diventarono alberi, le sue rughe dei profondi crepacci.
Colta di sorpresa dalla trasformazione immediata del padre, Misurina cadde in uno di questi crepacci con lo specchio. Il re assistette così alla morte dell'amata figlia e iniziò a piangere talmente tanto dal dolore da creare due ruscelli che si raccolsero a valle, creando il lago di Misurina.
Lo specchio si frantumò e le lacrime di Sorapiss ne trascinarono nel lago i frammenti.
La leggenda tramanda che i riflessi colorati del lago provengano dallo specchio magico andato in frantumi.

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